
La velocità di caricamento del tuo e-commerce influisce direttamente sul tasso di conversione. I negozi online poco ottimizzati registrano spesso un abbandono immediato da parte degli utenti, mentre quelli ben ottimizzati possono aumentare sensibilmente il fatturato.
Velocità di caricamento nell’e-commerce: i punti chiave in breve
Importanza della velocità di caricamento della pagina: anche un solo secondo di ritardo può comportare un calo del tasso di conversione del 7%. I negozi online veloci (con tempi di caricamento inferiori a 1 secondo) registrano un tasso di conversione fino a tre volte superiore rispetto a quelli lenti.
Core Web Vitals: Google valuta l’esperienza utente tramite metriche come LCP (velocità di caricamento del contenuto principale), CLS (stabilità visiva) e INP (reattività alle interazioni). Questi indicatori sono fattori di ranking ufficiali.
Ottimizzazione della velocità di caricamento: è fondamentale ottimizzare le immagini (formato WebP, dimensioni adatte) e ridurre gli script di terze parti (tracciamento, plug-in).
Base tecnica: i sistemi di caching performanti (ad esempio, Redis o Varnish) e le tecnologie server aggiornate (PHP 8.2+, HTTP/3) costituiscono la base per tutte le altre ottimizzazioni.
Shopware: Shopware 6 automatizza numerosi processi, come la creazione di immagini WebP, la gestione delle miniature e il caching dell’intera pagina.
Perché la velocità di caricamento delle pagine è così importante per gli shop online?
Nell’e-commerce, la velocità di caricamento è fondamentale perché rappresenta il punto di incontro tra performance tecnica e comportamento d’acquisto. I tempi di caricamento rapidi portano a tassi di conversione più elevati, minori tassi di abbandono e migliori posizionamenti nei risultati di ricerca di Google.
Impatto diretto sul tasso di conversione: Esiste una relazione diretta tra tempo di caricamento e fatturato. Gli shop online che si caricano in meno di 1 secondo registrano un tasso di conversione fino a tre volte superiore rispetto a quelli che impiegano 5 secondi.
Ranking Google e Core Web Vitals: Google ha reso la velocità delle pagine un fattore di ranking ufficiale attraverso i Core Web Vitals. Questo significa che un negozio online lento può posizionarsi peggio nei risultati di ricerca, anche se contenuti e prodotti sono di alta qualità.
Maggiore efficienza degli investimenti pubblicitari (ROI): Con la pubblicità a pagamento (ad esempio, Google Ads o inserzioni sui social), paghi per ogni clic. Se un utente clicca sull’annuncio ma la pagina impiega troppo a caricarsi, il rischio è che l’abbandoni prima ancora di vedere l’offerta, il che riduce l’efficacia della tua spesa pubblicitaria.
Acquisti da smartphone: Secondo una ricerca tedesca, il 66% del fatturato online proviene da smartphone e tablet. Per questo motivo, l’ottimizzazione della velocità di caricamento è particolarmente critica per i dispositivi mobili.
Come misurare la velocità di caricamento di una pagina nell'e-commerce?
Per valutare la velocità di uno shop, Google utilizza i Core Web Vitals, un insieme di metriche che misurano l’esperienza reale degli utenti. Queste sono: Largest Contentful Paint (LCP), Cumulative Layout Shift (CLS), Interaction to Next Paint (INP) e Time to First Byte (TTFB).
Largest Contentful Paint (LCP) – La velocità percepita
L’LCP misura il tempo necessario affinché l’elemento visibile più grande della pagina (di solito, l’hero image nella homepage o l’immagine del prodotto nella pagina dei dettagli) venga caricato completamente.
Valore obiettivo: inferiore a 2,5 secondi.
Rilevanza per l’e-commerce: se l’immagine del prodotto non appare subito, il cliente può dubitare dell’affidabilità o del corretto funzionamento dello shop.
Cumulative Layout Shift (CLS) – La stabilità visiva
I pulsanti o gli altri elementi che si spostano all’ultimo momento prima del clic o del tap generano frustrazione. Più basso è il valore CLS, più l’interfaccia rimane stabile.
Valore obiettivo: inferiore a 0,1.
Rilevanza per l’e-commerce: un CLS elevato genera clic errati. Nel peggiore dei casi, l’utente abbandona l’acquisto perché si sente frustrato o “manipolato” da un’interfaccia instabile.
Interaction to Next Paint (INP) – La reattività
Da marzo 2024, l’INP ha sostituito la metrica FID (First Input Delay). Misura la rapidità con cui lo shop reagisce alle interazioni, ad esempio quando un cliente clicca su "Aggiungi al carrello".
Valore obiettivo: inferiore a 200 millisecondi.
Rilevanza per l’e-commerce: una risposta lenta dopo il clic dà una sensazione di “scarsa reattività”. Durante il checkout, può portare a clic ripetuti o all’abbandono del processo perché l’utente non è sicuro che l’azione sia stata registrata.
Time to First Byte (TTFB) – La risposta del server
La metrica TTFB misura il tempo che intercorre tra la richiesta del browser e la ricezione del primo byte dal server.
Valore obiettivo: inferiore a 800 millisecondi (nell’e-commerce è spesso più difficile da raggiungere, per via dei carrelli dinamici).
Rilevanza per l’e-commerce: spesso un TTFB elevato è indice di un hosting lento o di un database sovraccarico. Se le fondamenta non sono solide, le ottimizzazioni front-end possono fare ben poco per migliorare i tempi di caricamento.
Quali sono i principali “killer” della velocità di caricamento nell’e-commerce?
Per un negozio online è fondamentale individuare cosa rallenta realmente le prestazioni. Nella maggior parte dei casi, il problema non è la base del sistema e-commerce, ma gli elementi aggiunti nel tempo quali immagini troppo pesanti, script esterni o plug-in poco ottimizzati.
Immagini non ottimizzate Le immagini dei prodotti ad alta risoluzione sono essenziali per la vendita, ma nei formati tradizionali come PNG o JPEG aumentano inutilmente il peso della pagina. I formati moderni come WebP o AVIF permettono di ridurre la dimensione dei file del 30-50%, a parità di qualità visiva.
Script di terze parti Pixel di tracciamento, widget per chat, piattaforme con recensioni e integrazioni social caricano JavaScript esterno. Ogni script aggiuntivo può bloccare il rendering della pagina. In molti shop, le richieste a servizi esterni rappresentano oltre il 50% del tempo totale di caricamento, perché il browser deve attendere la risposta di server esterni.
Plug-in e app Ogni plug-in aggiunge fogli di stile e script propri. Sono particolarmente critici i plug-in che, a ogni caricamento di pagina, eseguono query complesse sul database senza utilizzare sistemi di caching. Questo comportamento incide pesantemente sulle metriche di TTFB e INP.
Caching assente o inefficace Senza caching, il server deve “ricostruire” l’intera pagina a ogni richiesta: interrogare il database, calcolare i prezzi, assemblare il layout. Un sistema di caching dell’intera pagina consente invece di fornire una versione già pronta, riducendo drasticamente i tempi di risposta.
CSS e JavaScript non ottimizzati Molti temi caricano funzioni e librerie per l’intero sito, anche se necessarie solo su una singola pagina. Questo “codice morto” deve comunque essere scaricato ed elaborato dal browser, con un impatto particolarmente negativo sulle prestazioni da dispositivo mobile.
Come migliorare la velocità delle pagine del tuo store e-commerce
Per aumentare la velocità del caricamento delle pagine del tuo shop online è fondamentale diminuire il peso delle risorse, ridurre il numero di richieste al server e implementare una strategia di caching efficace.
Questo si ottiene, ad esempio, tramite:
La compressione e l’ottimizzazione delle immagini.
La disattivazione delle funzionalità e dei plug-in non necessari.
L’utilizzo di protocolli moderni come HTTP/2 (o HTTP/3), che migliorano la gestione delle richieste e accelerano il caricamento delle pagine.
Il risultato è uno shop più veloce, più stabile e con migliori performance sia lato utente sia lato conversioni.
Passaggio 1: analisi dello stato attuale
Prima di apportare modifiche tecniche, è fondamentale analizzare il prima e dopo. Solo così puoi capire quale intervento ha prodotto quale effetto.
Procedura: utilizza Google PageSpeed Insights. Inserisci l’URL del tuo shop ed esegui l’analisi sia per dispositivi mobili che per desktop.
Consiglio: fai uno screenshot dei risultati oppure annota i valori di LCP (Largest Contentful Paint) e il punteggio complessivo. Documenta ogni modifica in una lista semplice (ad esempio, “15/03 – Attivazione della compressione delle immagini”) per valutare chiaramente l’impatto delle ottimizzazioni.

Passaggio 2: ottimizzazione delle immagini
Le immagini possono arrivare a rappresentare anche più del 60% del peso totale di una pagina. È qui che si trova il maggiore potenziale di miglioramento.
Intervento: utilizza formati moderni come WebP al posto dei classici JPEG. A parità di qualità, garantiscono dimensioni dei file molto più ridotte.
Implementazione: per poche immagini, puoi effettuare la conversione manualmente, usando strumenti online gratuiti che funzionano direttamente nel browser.
Consiglio: le piattaforme come Shopware convertono automaticamente le immagini in formati ottimizzati, riducendo il lavoro manuale e migliorando le performance in modo nativo.
Passaggio 3: inventario delle estensioni (plug-in e script)
Ogni plug-in attivo carica codice aggiuntivo che può rallentare il rendering delle pagine. Nel tempo, spesso si accumulano estensioni che non vengono più utilizzate.
Procedura: scorri l’elenco dei plug-in nell’area di amministrazione, dall’alto verso il basso. Per ciascuno, chiediti: “Che impatto ha oggi questo plug-in sul mio fatturato?”
Verifica: disattiva temporaneamente i plug-in dubbi in un ambiente di test (staging) e misura di nuovo la velocità di caricamento della pagina. Spesso sono i pixel di marketing (ad esempio, i vecchi codici di tracking) o gli effetti grafici inutilizzati a bloccare il rendering. Elimina completamente i plug-in non più necessari, anziché lasciarli semplicemente disattivati.
Passaggio 4: la base tecnica
Alcuni elementi per aumentare la velocità del caricamento delle pagine agiscono a livello di infrastruttura server.
Procedura: confrontati con il personale tecnico, ovvero l’amministratore IT interno (se gestisci un server proprio) oppure il team dell’assistenza del provider di hosting.
Importante: rivolgiti al provider solo dopo aver completato i passaggi 1–3 (relativi a immagini e plug-in). In caso contrario, l’assistenza potrebbe rimandarti ai contenuti non ottimizzati.
Chiedi in modo mirato: verifica la versione PHP in uso e se è attiva una cache lato server come Redis o Varnish. Nelle soluzioni cloud (SaaS), queste impostazioni sono spesso già ottimizzate, ma vale comunque la pena consultare la documentazione del provider.
Ottimizzazione automatica della velocità di caricamento con Shopware
In Shopware, molti passaggi di ottimizzazione sono già integrati nativamente nel software. Il sistema offre meccanismi automatizzati per ridurre il carico sul server e velocizzare la distribuzione dei contenuti nel browser dell’utente.
Generazione WebP: Shopware può convertire automaticamente le immagini caricate nel formato WebP. Questo riduce in modo significativo la quantità di dati trasferiti, senza la necessità di elaborare manualmente ogni immagine.
Set di miniature (thumbnail): per ogni immagine di prodotto, Shopware genera automaticamente diverse dimensioni. All’utente viene fornita la versione più adatta alla risoluzione del suo dispositivo.
HTTP cache integrata: il sistema memorizza le pagine già renderizzate. Alle visite successive, il server non deve interrogare il database né eseguire codice PHP, ma restituisce direttamente l’HTML pronto.
Invalidazione intelligente della cache: Shopware rileva automaticamente le modifiche a prezzi o disponibilità e svuota solo la cache delle pagine interessate. In questo modo, il negozio resta veloce senza mostrare dati obsoleti.
Ottimizzazione di CSS e JavaScript: Shopware raggruppa e ottimizza in autonomia i file necessari al design, riducendo richieste e peso delle risorse.
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Velocità di caricamento delle pagine nell’e-commerce: domande frequenti
At what load time do I start losing customers?
Google studies show bounce rates increase sharply once a page takes longer than three seconds to load. Your store should be fully usable in under 2.5 seconds, especially on mobile. In general: the faster, the better.
Why are my mobile PageSpeed Insights scores worse than desktop?
Google simulates a throttled network and less powerful device for mobile tests. Smartphones process JavaScript more slowly and often rely on unstable connections, making unoptimized images and excessive scripts more impactful.
What is the difference between lab data and field data?
Lab data is generated under controlled conditions (e.g., Lighthouse tests). Field data (RUM – Real User Monitoring) comes from real users over the past 28 days. Google primarily uses field data for rankings when sufficient traffic exists.
Do I have to convert every image to WebP manually?
No. Suitable shop systems like Shopware handle this automatically. Once configured, the system generates WebP variants on upload and serves them to compatible browsers.
How often should I measure page speed?
Because plugin updates and new marketing scripts can affect performance, you should measure after every major change. A monthly Core Web Vitals check in Google Search Console is also recommended.





